Finora in questa serie abbiamo costruito il quadro teorico e strategico. Abbiamo spiegato cos’è la SEO per l’AI, quali strategie adottare, come evitare le penalizzazioni, quali strumenti usare. Ma c’è una domanda che rimane inevasa, e che probabilmente è quella che ti stai ponendo da quando hai iniziato a leggere: tutto questo funziona davvero, o è solo un altro ciclo di entusiasmo digitale destinato a svanire?
È una domanda legittima. Il settore del digital marketing è pieno di tendenze che sembrano rivoluzionarie e poi si ridimensionano nel giro di un anno. Non è automaticamente diverso questa volta solo perché tutti ne parlano.
Quello che segue è un tentativo onesto di rispondere: guardando i numeri disponibili, i casi documentati, il dibattito reale tra i professionisti, e le tensioni che ancora esistono. Senza esagerare né in un senso né nell’altro.
I numeri che inquadrano il fenomeno
Prima di guardare ai singoli casi, è utile avere una mappa quantitativa del cambiamento in atto. Perché spesso il dibattito si alimenta di percezioni, e i numeri aiutano a distinguere il segnale dal rumore.
La crescita delle AI Overviews in Italia. Secondo le analisi di Semrush, la percentuale di pagine di risultati su Google con una AI Overview è passata dal 6,49% di gennaio 2025 al 13,14% di marzo 2025, nel giro di soli due mesi. Dopo l’introduzione a pieno regime in Italia, la penetrazione ha continuato a crescere. I settori più coinvolti sono intrattenimento, viaggi e ristorazione, con aumenti della presenza AI fino al 528% su certe tipologie di query informative.
Il traffico AI è ancora piccolo, ma cresce in modo anomalo. A agosto 2025, secondo Ahrefs, Google generava ancora il 41,12% del traffico web totale, contro lo 0,21% di ChatGPT. Ma la velocità di crescita del canale AI è fuori scala: tra luglio 2024 e febbraio 2025, il traffico da fonti AI generative è cresciuto del 1.200%. Non è ancora il canale principale, ma chi lo ignora sta ignorando il canale con la crescita più rapida.
Le query si stanno allungando. Tra gennaio e giugno 2025, le query di 1-2 parole (le cosiddette short query) sono calate di 11 punti percentuali sul totale delle ricerche, scendendo dal 42% al 31%. Le query conversazionali e le domande in linguaggio naturale stanno prendendo spazio. Chi ha costruito contenuti capaci di rispondere a domande complete, non solo a keyword brevi, sta già raccogliendo i frutti di questa transizione.
Il 48% delle fonti citate nelle AI Overviews non è nella top 10 organica. Questo è forse il dato più significativo per chi si chiede se valga la pena ottimizzare per l’AI pur non avendo un dominio fortissimo. Le AI Overviews citano il 52% delle fonti dalla top 10 organica, ma il restante 48% proviene da siti che non necessariamente dominano il ranking tradizionale. La chiarezza semantica, la struttura e l’autorevolezza percepita contano più della posizione, almeno in questa fase.
Cosa emerge dai casi documentati
I casi di studio sulla SEO per l’AI sono ancora relativamente pochi, e molti di quelli circolanti online sono autopromozionali o difficilmente verificabili nei dettagli. Vale la pena esaminare quelli con la maggiore documentazione e trasparenza metodologica, tenendo presente che si tratta comunque di casi in cui il soggetto che riporta il risultato coincide con chi ha implementato la strategia.
Il caso di un’agenzia che ha testato il metodo su se stessa
Un’agenzia italiana ha documentato su Google Search Console i risultati di un’ottimizzazione applicata al proprio sito prima di proporla ai clienti: in meno di 80 giorni hanno registrato impressioni organiche quasi triplicate (+188%) e un guadagno medio di oltre 35 posizioni rispetto all’anno precedente. Hanno anche verificato la visibilità su ChatGPT e Gemini su query commerciali rilevanti per il loro settore, rilevando citazioni sistematiche nelle risposte AI.
Gli interventi documentati: strutturazione dei contenuti con heading espliciti, implementazione di schema markup FAQPage e Article, ottimizzazione della velocità del sito, revisione dell’architettura delle pagine di servizio. Nessuna magia: attività SEO solide applicate con coerenza e con attenzione specifica alla leggibilità delle macchine.
Il settore B2B industriale
Un caso documentato da un’agenzia web italiana riguarda un’azienda produttrice di tubi industriali. Un prospect aveva cercato un componente con specifiche tecniche molto particolari, l’AI aveva identificato il sito come fonte autorevole per quel tipo di prodotto, e la richiesta di preventivo era arrivata attraverso questo percorso. Il meccanismo: il sito disponeva di schede prodotto con descrizioni tecniche dettagliate, aggiornate e ben strutturate, che le AI avevano imparato a riconoscere come fonte affidabile per query di nicchia nel settore industriale.
Questo tipo di caso è particolarmente interessante perché riguarda un settore dove la SEO tradizionale è spesso sottovalutata, e dove la visibilità nelle risposte AI può fare la differenza su query con alto intento commerciale.
Il settore hospitality
Nello stesso contesto è riportato il caso di un residence nel Veneto che, grazie a un sito multilingua con contenuti aggiornati con continuità, è diventato la struttura ricorrentemente citata dalle AI quando gli utenti pongono domande su dove alloggiare in quella zona, in italiano e in altre lingue. Il risultato si costruisce nel tempo: non è l’effetto di un singolo intervento, ma di una presenza editoriale consistente che le AI hanno imparato a riconoscere come fonte affidabile per quella nicchia geografica.
Il settore retail: SEO classica + ottimizzazione AI
Un caso nel commercio al dettaglio documenta il percorso da 500 visite mensili a 8.500 in dodici mesi, con un ROI dichiarato del 450%. Il metodo: audit tecnico, costruzione di un content hub tematico, link building mirata. Ci sono elementi di SEO classica ben eseguita, combinati con un’attenzione alla struttura dei contenuti compatibile con le AI Overviews. Non è un caso esclusivamente “AI”, ma dimostra che la SEO ben fatta e la SEO per l’AI convergono sugli stessi principi di base.
Il dibattito nella community: le posizioni reali
La cosa più utile che si può fare con il dibattito che circola nei forum, nei gruppi LinkedIn e negli eventi SEO è distinguere le posizioni autentiche dalla polarizzazione. Il campo è diviso in modo meno netto di quanto sembri dall’esterno.
La posizione degli ottimisti
Chi lavora attivamente sulla GEO e sulla visibilità AI riporta risultati che giustificano l’investimento, soprattutto in settori dove le query hanno alto intento informativo o commerciale. Il punto centrale di questa posizione è che la SEO per l’AI non è una moda: è la risposta razionale a un cambiamento strutturale nel modo in cui le persone cercano informazioni. Chi si adatta ora ha un vantaggio, perché le posizioni nelle risposte AI tendono a stabilizzarsi attorno ai brand che costruiscono autorevolezza per primi.
Un’analisi circola tra gli addetti ai lavori con un’osservazione interessante: i modelli AI imparano dalle citazioni precedenti. Chi viene citato oggi ha statisticamente più probabilità di essere citato domani, perché i modelli generativi si addestrano anche sui propri output. Questo crea un effetto di consolidamento che premia chi si muove per primo su nicchie meno presidiate.
La posizione degli scettici
Non tutta la community accetta entusiasmo per la GEO senza riserve. Una parte dei professionisti più esperti, tra cui voci autorevoli nella SEO italiana, sostiene che la GEO sia semplicemente “l’ultimo miglio della SEO”, non una disciplina separata. La sostanza dell’argomento è questa: le basi sono identiche (contenuti di qualità, struttura tecnica solida, autorevolezza costruita nel tempo), e aggiungere un’etichetta nuova rischia di creare confusione invece di chiarezza.
Questa posizione non è irrazionale. La maggior parte dei siti che vengono citati nelle AI Overviews sono quelli che fanno SEO classica bene. Il 52% delle fonti citate in AI Overviews proviene già dalla top 10 organica. Forse fare SEO seria è ancora la risposta, senza necessità di reinventare completamente il vocabolario.
Il terreno comune
Dove le due posizioni convergono è più rilevante delle divergenze. Quasi tutti i professionisti, indipendentemente da quanta enfasi mettono sulla GEO, concordano su questi punti:
- I contenuti generici prodotti in massa vengono penalizzati o ignorati, sia dai ranking tradizionali sia dalle AI.
- L’E-E-A-T è più importante che mai: le AI privilegiano fonti con un’identità riconoscibile e un’esperienza dimostrabile.
- La struttura dei contenuti (heading, FAQ, risposte dirette alle domande) migliora la leggibilità sia per gli utenti umani sia per le macchine.
- Il calo del CTR organico per le query informative è reale e documentato: il problema esiste, la questione è come rispondervi.
Il dato che nessuno vuole ignorare
Dal “State of SEO 2026” di Search Engine Journal emerge che il 77% dei professionisti SEO è preoccupato per l’impatto delle risposte AI sul traffico verso i siti web. Quasi la metà, il 49%, dichiara di voler investire in modo specifico su E-E-A-T nel 2026. E il 66% considera la creazione di contenuti originali ancora la strategia più efficace, nonostante la difficoltà di scalarne la produzione.
Non sono numeri che dipingono un settore tranquillo e sicuro di sé. Sono numeri di un settore che sta cercando di capire come adattarsi a un cambiamento reale, senza pretendere di avere tutte le risposte.
Cosa si impara dai casi di chi non ce l’ha fatta
Altrettanto istruttivi dei casi di successo sono quelli di fallimento, ma qui il problema è che i fallimenti si documentano raramente. Nessuna agenzia pubblica un post intitolato “Come abbiamo perso il 40% del traffico organico del nostro cliente ottimizzando per l’AI in modo sbagliato”.
Quello che emerge indirettamente dal dibattito è abbastanza coerente. Le strategie che non funzionano hanno caratteristiche riconoscibili: contenuti prodotti in volume con AI generativa senza revisione editoriale, ottimizzazione meccanica per le AI Overviews senza curarsi della qualità reale del contenuto, schema markup implementato sui dati senza che quegli stessi dati siano visibili e verificabili sulla pagina, e il tentativo di essere citati su query competitive senza aver prima costruito autorevolezza reale nel settore.
Un pattern che si ripete in questi casi è quello che potremmo chiamare “ottimizzazione per la forma invece che per la sostanza”: applicare le regole tecniche senza capire il perché di quelle regole. Le AI premia contenuti utili, non contenuti che sembrano utili. La differenza è sottile sulla carta, ma enorme nella pratica.
Come il contesto italiano è diverso dall’internazionale
Una cosa che spesso manca nel dibattito italiano è una riflessione su come il mercato locale si differenzi da quello anglofono, da cui proviene la maggior parte della ricerca disponibile.
Le AI Overviews sono state introdotte in Italia in ritardo rispetto agli USA. Questo significa che alcune dinamiche descritte nei casi studio internazionali del 2024 si stanno verificando nel mercato italiano solo adesso, nel 2025-2026. La finestra di opportunità per chi si muove per primo su nicchie verticali italiane è ancora aperta in molti settori.
Allo stesso tempo, il mercato italiano ha alcune caratteristiche che rendono la SEO per l’AI particolarmente rilevante: alta concentrazione di PMI in settori dove la ricerca informativa precede le decisioni di acquisto (manifattura, servizi professionali, turismo), relativa scarsità di contenuti strutturati di qualità in lingua italiana su molti argomenti tecnici, e un utilizzo ancora sottodimensionato dei dati strutturati rispetto ai benchmark internazionali.
Chi opera in Italia ha un vantaggio strutturale rispetto alla competizione nel mercato anglofono: meno siti che già applicano le pratiche GEO significa più opportunità di acquisire visibilità nelle risposte AI prima che le posizioni si consolidino.
Cosa fa sentire la community più a proprio agio nell’adottare questo approccio
Al netto del dibattito tecnico, ci sono alcune osservazioni che sembrano convincere anche i professionisti più prudenti a investire nella direzione della SEO per l’AI.
La prima è questa: tutto quello che serve per essere citati dalle AI è quello che dovresti già fare per la SEO classica. Contenuti di qualità, struttura tecnica solida, autorevolezza costruita nel tempo. Non ci sono sacrifici da fare, solo un’enfasi diversa su elementi che erano già parte del lavoro.
La seconda: il rischio di non fare nulla è maggiore del rischio di adattarsi. Il calo del CTR per le query informative è documentato e misurabile. Aspettare di vedere come evolve la situazione significa cedere terreno a chi si sta già muovendo, specialmente nelle nicchie verticali dove la visibilità è limitata e le posizioni si stabilizzano rapidamente.
La terza, forse la più convincente: l’AI come fonte di visibilità non elimina la necessità di un sito autorevole, la rafforza. Il 97% delle AI Overviews cita fonti già presenti nella top 20 organica di Google. Ottimizzare per l’AI non sostituisce il lavoro SEO tradizionale: lo rende più strategico, più orientato alla qualità reale, meno dipendente dai trucchi tecnici di breve periodo.
Il punto di arrivo: un settore che sta imparando
Il panorama che emerge da questo giro di casi studio e osservazioni di comunità non è quello di una rivoluzione già compiuta. È quello di un settore in trasformazione, che sta costruendo le sue pratiche in tempo reale, su dati ancora incompleti e in un contesto che cambia rapidamente.
Questo dovrebbe essere rassicurante, non fonte di ansia. Significa che non esiste già un gruppo di attori che ha capito tutto e lasciato indietro tutti gli altri. Significa che chi inizia oggi con metodo, dati reali e senza cercare scorciatoie ha le stesse possibilità di chi ha iniziato un anno fa.
Il suggerimento più pragmatico che emerge dal confronto tra chi ottiene risultati e chi no è banalmente questo: parti dai dati che già hai. Apri Google Search Console, guarda quali query portano impressioni ma non clic (probabile segnale di AI Overview attive), identifica i contenuti che già si avvicinano alla top 10 su query informative, e inizia a ottimizzarli per la citabilità AI. Non è un progetto da sei mesi: è un’attività che si può avviare in una settimana.
Se vuoi fare questo lavoro con un metodo strutturato e misurabile, la nostra consulenza SEO per AI Search è costruita esattamente su questa logica: analisi dei dati reali del tuo sito, identificazione delle opportunità concrete, piano d’azione senza promesse che non si possono mantenere.
Questo articolo fa parte di un esperimento di contenuto condotto in collaborazione con
Elisa Contessotto.
Per maggiori dettagli sul progetto, leggi il post su LinkedIn.
Contenuti
- 1 I numeri che inquadrano il fenomeno
- 2 Cosa emerge dai casi documentati
- 3 Il dibattito nella community: le posizioni reali
- 4 Cosa si impara dai casi di chi non ce l’ha fatta
- 5 Come il contesto italiano è diverso dall’internazionale
- 6 Cosa fa sentire la community più a proprio agio nell’adottare questo approccio
- 7 Il punto di arrivo: un settore che sta imparando